Ci sono luoghi della mente che ci inducono a pensare ad atmosfere lontane nel tempo.
 Ci sono luoghi del cuore che stentiamo a ritrovare nella realtà.
 Questo è quello che traspare da questi scatti fotografici raccolti nell'avvicendarsi delle stagioni e delle emozioni dell'artista.
 Il sentimento che traspare è un sentimento forte, di attaccamento ad una terra generosa di colori, aromi,suggestioni.
 Un'occasione per incontrare l'Umbria attraverso lo sguardo di chi ha una predilizione per questa terra e per la rievocazione   
 dei luoghi dell'anima..

Il fascino di questi luoghi ha scaturito sempre molte fantasie nella mente dei visitatori
e di chi vi abita. Già alla fine del 1300, erano dipinti come terra di negromanti,fate e demoni di ogni tipo.
Non vi è dubbio che, nelle leggende dei Sibillini siano presenti elementi della cultura cristiana
 (la leggenda del lago di Pilato) e nordica tardomedioevale (il Venusberg,le fate e le streghe), 
 quest'ultime sembrano prevalere, anche grazie ad Antoine de La sale
che nel 1420 visitando questi luoghi scrisse il suo "Paradis de la reine Sybille"
 diffondendo le leggende dei nostri monti nel nord Europa.


In autunno, prima che la neve chiudesse la strada per Norcia e prima della partenza degli uomini per la transumanza,
si acquistavano delle provviste di cibo che dovevano bastare per il fabbisogno alimentare della famiglia per tutto il periodo invernale.
Si tornava a Norcia in primavera, per la festa di San Benedetto, dopo che la neve si era sciolta.
Quanno era autunno se veniva a Norcia a fa la provvista per l’invernata perché la strada era chiusa, non è come adesso che ce sta sempre lo spazzaneve.
 Allora se veniva a fa la spesa a novembre, perché tante volte a novembre la neve chiudeva e fino a marzo, aprile dovevi sta attento,
anche se noi c’avevamo il negozio d’alimentari.
Pe mangià era organizzato così, quanno era novembre tu dovevi esserti assicurato tutto.
Dovevi esse provvisto de tutto pe tutti questi mesi che l’ommini stavano fori, tu facevi la spesa.
In tradizione usava a quei tempi che quanno che eravamo a ottobre se pijava la farina, ne pijavi quintali, no chili.
Se macinava co lo molino a pietra, a acqua ,se annava a Castel Sant’Angelo, c’era la mola a acqua e a pietra.
Allora annavi là, facevi la provista, prendevi il granturco, uguale pijavi un quintale de granturco pe fa la polenta tutto l’inverno.
Prendevi la farina, se faceva sempre il pane fatto a casa. Il granturco se comprava, perché a Castelluccio non ce nasceva il granturco.
A ottobre, e novembre se veniva giù a Norcia a fa la provvista per tutto l’inverno, se scenneva pe la fiera dei morti, poi basta, chiuso, fino a la fiera de marzo.
Se comprava un po’ de pasta, lo zuccaro, un po’ de vino, lo sale. Dovevi fa la spesa perché doppo non se usciva più, pe la neve, allora ne faceva tanta,
 sennò dovevi venì a piedi, se partiva la mattina, co la cavalla per chi ce l'aveva.
Quanno in autunno se n’annavano i genitori, li mariti a le Maremme, allora ce lasciavano mezzo quintale de farina, dieci litri de olio.


Autunno

Inverno

Primavera-Estate