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  I Monti Sibillini sono un gruppo montuoso dell’Appennino centrale che si estende tra Marche ed Umbria, dal fiume Chienti al fiume Tronto, per una lunghezza di circa 30 chilometri.
Attualmente il comprensorio è stato istituito a Parco Nazionale d’Italia.
Sono presenti una ventina di cime oltre i 2000 metri, su cui svetta il Monte Vettore dall’alto dei suoi 2478 m. Oltre al Vettore è da ricordare il Monte Sibilla, legato alla leggenda della maga Sibilla, da cui deriva anche il nome dell’intera catena: da ricordare poi la Priora (2248 m), Pizzo Berro e Pizzo Tre Vescovi, il Monte Porche, l’Argentella, la Cima Vallelunga; sono presenti alcuni complessi dall’aspetto dolomitico quali il Monte Bove, il Palazzo Borghese ed il Pizzo del Diavolo che, insieme alla Cima del Redentore, domina la valle del famoso lago di Pilato, l’unico lago naturale Marchigiano. I territorio è caratterizzato anche da vaste aeree di pascolo, creste e canyon (Infernaccio, Valle dell’Acquasanta, Fosso la Foce, val d’Ambro, Forra del Fiastrone ecc.) dai dislivelli notevoli, che superano i 1000 metri.

Le leggende

I Sibillini sono legati a numerose leggende tra cui la più famosa è quella della maga, indovina e profetessa Sibilla che, secondo la tradizione, viveva nella grotta posta poco sotto la cima.
La maga viene citata nel famoso romanzo cavalleresco del 1410 il “Guerrin Meschino” scritto da Andrea da Barberino, che narra di un cavaliere che salì su queste montagne per incontrare la maga Sibilla per farsi indicare le sue origini e il suo futuro. Il cavaliere, affascinato dalla bellezza e dalle suggestioni della Sibilla rimase sulla grotta per diversi mesi per poi abbandonare queste tentazioni e quindi scendere dalla montagna per recarsi a Roma onde chiedere perdono al Papa dei peccati commessi.
Questa ricostruzione presenta molte affinità con un’altra vicenda, quella del cavaliere tedesco Tannhauser, raccontata da Antoine de la Sale nel 1420, il quale descrive minuziosamente anche l’ingresso della grotta del Monte Corona (come veniva all’epoca chiamato il Monte Sibilla, per la corona di rocce che circonda la cima) A differenza dell’epilogo della precedente leggenda, Tannhauser non ottenne il perdono papale e quindi ritornò nella grotta. 
Attualmente la grotta ha subito un crollo, e della stessa rimane soltanto una grande apertura nel terreno; recenti sondaggi indicano che la grotta prosegue nelle viscere della montagna con cunicoli e cavità ma il pericolo di crolli ostacola la completa esplorazione facendo rimanere intatto il fascino del mistero ad essa legato.
Altra notevole leggenda è quella legata al lago di Pilato.

Il nome di questo laghetto glaciale deriva appunto dal proconsole romano Ponzio Pilato che dopo la crocefissione di Gesù, fu condannato a morte dall’imperatore Vespasiano: egli fu legato ad un carro di buoi e lasciato alla mercè del fato. I buoi si inerpicarono sui sibillini e infine precipitarono nelle acque del Lago assieme al corpo di Pilato.
Il lago ebbe un proseguimento di leggende di frequentazioni di maghi e negromanti tra cui il mago Cecco D’Ascoli che per i suoi riti diabolici fu addirittura condannato al rogo. Queste leggende fanno del lago uno dei più pittoreschi e suggestivi laghi di montagna del nostro paese.

Gli itinerari

Sorvolando i Monti Sibillini da nord, quindi scendendo dal fiume Chienti verso sud, si incontrano altri luoghi magici come le grotte, dense di suggestioni e leggende, presenti nel versante sud del Monte Fieni che si getta nella valle del Fiastrone, un luogo quest’ultimo quasi ai confini della realtà, posto a valle del lago artificiale di Fiastra.
Percorrendo un circuito naturalistico, ci si può inoltrare gli incantevoli ed unici boschi di Leccio (siamo a 40 Km dalla costa e a 600-800 metri di altezza) e si raggiungono le grotte dei Frati, ampie cavità abitate fin dal Medioevo da eremiti che hanno costruito al loro interno ricoveri e perfino una cappellina in pietra spugna (travertino locale).
Dalle grotte si scende nel corso del fiume Fiastrone, posto proprio tra le Lame Rosse, alti torrioni di conglomerato formato da breccia rossa, l’azione millenaria dell’acqua ha formato guglie, figure di animali e profonde fessure, e le grotte dei Frati. Si entra così in nell’impressionante forra del Fiastrone scavata dal torrente tra altissime pareti di roccia stillicidiosa, che per alcuni tratti si stringe fino a lasciare un pertugio di appena un metro, cosicché risalendo il letto del fiume – bisogna entrare in acqua - si toccano con le mani entrambe le pareti. D’estate il tratto è percorribile anche dai bambini mentre d’inverno lo stillicidio delle acque lungo le pareti della forra regala uno spettacolo unico, con ghiaccioli sospesi nel vuoto lunghi anche diversi metri.
Risalendo il lago lungo la riva sud est e poi puntando verso l’alto si arriva a Bolognola, e quindi alla valico della Pintura, sovrastata dal Monte Castel Manardo (1917 m). 

Il Castel Manardo è collegato ad una lunga cresta al Monte Acuto (2035 m.) ed al Pizzo Tre Vescovi (2092 m.); in particolare l’ultimo tratto di cresta che porta alla cima del Monte Acuto (come indicato anche dal nome) è la cresta più verticale ed ardua dell’intero gruppo dei Monti Sibillini; sembra tagliata con un enorme coltello.
Nel versante sud-est presenta dei ripidi pendii erbosi che degradano nell’alta Valle dell’Ambro mentre nel versante nord-ovest scende verso la Valle del Fargno.
La cima di Monte Acuto non è da meno: una cresta lunga 30 metri e larga appena 3, un terrazzo sospeso nel vuoto che permette la visione delle due valli che la formano, verso nord-ovest la Valle del Fiastrone e verso sud-est la Valle dell’Ambro con le sorgenti dei due torrenti poste quasi mille metri più in basso. D’inverno la salita della parete nord di Monte Acuto è itinerario alpinistico entusiasmante ed indimenticabile: la neve trasforma il panorama dando sensazioni, difficoltà e visioni tipicamente alpine.

Dalla cima del Monte Acuto si può passare a Pizzo Tre Vescovi, il cui nome deriva dal fatto che la montagna segna il confine di tre diocesi. Scendendo nel versante nord-ovest del Pizzo Tre Vescovi si incontra il Rifugio del Fargno, punto di partenza per escursioni estive. Spostandoci nel versante sud ci affacciamo verso Ussita e soprattutto sulla spettacolare visione delle pareti del Monte Bove, cima dall’aspetto e dalla natura geologica tipicamente dolomitica.

Il gruppo del Monte Bove è costituito da tre cime rocciose: il Monte Bove nord (2112 m.), la Croce di Monte Bove (1905 m.), il Monte Bicco (2052 m.).
e da una cima più dolce, il Monte Bove Sud (2169 m.) tutte collegate tra loro da aeree creste. Il gruppo del Monte Bove rappresenta il punto di riferimento per l’alpinismo dei Monti Sibillini: pareti alte fino a 700 metri Bove Nord forniscono un terreno ideale per salite estive su roccia ma soprattutto invernali con ambienti e difficoltà paragonabili a grandi vie alpine. Basti pensare alle salite della nord ed est della cima nord e della Punta Anna, i ripidi canali della Val di Bove e la via invernale sulla cascata gelata “Torre di Luna” che raggiungono al cima sud, la nord del Bicco, i canaloni nord della Croce, si contano più di 50 vie invernali e estive. D’estate, con un po’ di fortuna, silenzio e soprattutto rispetto, si possono osservare coppie con cuccioli di camoscio d’Abruzzo recentemente reintrodotti nel Parco dei Monti Sibillini, come ci è capitato di osservare in un fantastico giorno di questa estate. 

Nel versante sud del Monte Bove, nei pressi del paese di Castelsantangelo sul Nera possiamo visitare le sorgenti di un altro importante fiume dell’Italia centrale, il Nera, affluente del Tevere, poste in una verde ed incantevole valle sotto al Monte Prata, altra rinomata località sciistica dei Monti Sibillini.
Dalla Pizzo Tre Vescovi si può raggiungere attraverso Forca Cervara, l’unica ferrata dei Monti Sibillini, il Pizzo Berro (2259 m.), ardita cima posta tra la valle dell’Ambro, del Tenna e l’incantevole Val di Panico che sale da Ussita - e da dove nasce il torrente omonimo.
Una lunga cresta verso est collega il Pizzo Berro alla cima del Monte Priora o Pizzo Regina (2333 m.), la più alta cima del gruppo nord dei Monti Sibillini, da cui poi è possibile scendere fino a Il Pizzo (1758 m.) che incombe sopra ai paesi di Amandola e Montefortino, alla cui base si trova il bel lago di Gerosa.

Il Monte Priora ha sicuramente il più bel panorama dell’intero gruppo in quanto isolata rispetto alle altre cime, dalla sua sommità si osserva l’intera catena dei Monti Sibillini e si spazia per diverse centinaia di chilometri, verso sud dal Gran Sasso, Monte Camicia e la Maiella, verso ovest dal Terminillo fino al Monte Amiata, verso nord il Monte Catria, Monte Cucco, il Monte San Vicino, verso est il Monte Conero ed il Mare Adriatico: ad est possiamo osservare le vallate ed i rilievi dell’ascolano, tra cui spicca il Monte Ascensione.

Verso sud la Priora scava il canyon più famoso dei Monti Sibillini; l’Infernaccio.
Percorso dal Torrente Tenna e la gola d’estate è visitata da centinaia di persone che dalle “Pisciarelle”, alte pareti da cui grondano acque superficiali e di falda, poste all’ingresso della forra dell’Infernaccio possono risalire tutta la vallata fino a Passo Cattivo. L’infernaccio è una gola impressionante, perennemente scossa dal rumore assordante dell’acqua che scende a valle zigzagando tra le alte pareti. Superato lo stretto passaggio dell’Infernaccio la valle si apre e si giunge a “Capo Tenna” dove sono presenti le sorgenti del fiume omonimo.
Durante la risalita della Valle del Tenna abbiamo la possibilità di osservare le pendici nord del Monte Sibilla (2175 m.). Verso sud la Sibilla è collegata da una lunga cresta, spettacolare d’inverno, che permette di raggiungere la cima del Monte Porche (2233 m.), la stazione del Monti Sibillini più rigogliosa di Stelle Alpine dell’Appennino - ovviamente da non cogliere e cercare neppure di calpestare!
Il Monte Porche ci dà una ampia vista sull’intero gruppo: verso nord abbiamo sotto ai nostri piedi la erbosa Valle lunga e si scopre il resto della catena. Il Monte Palazzo Borghese (2145 m.) sotto di noi, più in là il Monte Argentella (2200 m.) ed infine la catena del Monte Vettore (2476 m.) e della Cima del Redentore (2448 m.) con il Pizzo del Diavolo (2410 m.) che incombe sopra alla Valle del Lago di Pilato (1940 m.).

Scendendo dal Monte Porche verso sud si raggiunge brevemente la cima erbosa del Monte Palazzo Borghese, cima rocciosa che cade a picco sul sottostante Laghetto, conca glaciale che ospita a primavera uno stupendo lago temporaneo di scioglimento delle nevi. Qui nel mese di giugno è possibile osservare oltre che una immensa e fantastica fioritura di specie botaniche alpine tra cui spicca una delle tante meraviglie dei Monti Sibillini, il poco conosciuto Chirocefalo della Sibilla (Chirocephalus Sibyllae). Questo è un piccolo crostaceo, di colore giallastro lungo qualche centimetro, che nuota a pancia all’insù nelle fredde acque del laghetto. La specie è simile al ben più noto Chirocefalo del Marchesoni (Chirocephalus marchesonii Ruffo & Vesentini, 1957) che si incontra nelle acque del Lago di Pilato. Queste specie sono uniche al mondo.
Proseguendo dal Monte Palazzo Borghese si raggiunge la cima del Monte Argentella con lo scosceso versante nord-est luogo di entusiasmanti salite invernali nei canaloni ghiacciati con dislivelli di quasi 1000 metri e il suo mirtilleto del versante nord-ovest, l’ unico nei Monti Sibillini capace di dare frutti in modo consistente.
Dalla cima del Monte Argentella si osserva tutta la valle del Lago di Pilato partendo dal basso fin dal paesino di Foce di Montemonaco, da dove inizia la lunga risalita verso il lago di Pilato (1950 m). Intorno al lago si possono ammirare bellissime fioriture di specie botaniche alpine e di origine artica; nella conca del lago la neve permane spesso fino ai primi di luglio, a seconda delle nevicate invernali, ed è possibile osservare ancora la porzione più interna del lago sommerso dalla neve.
Sempre andando per creste si raggiunge la Cima del Redentore, uno sperone roccioso che domina sulla Valle del Lago di Pilato e, soprattutto, sullo straordinario pianoro posto ben 1200 metri più in basso: il Piano Grande di Castelluccio.

A seconda delle precipitazioni invernali (nevose) e primaverili, ma ancor più del momento della giornata che si sceglie per visitare Castelluccio di Norcia, il sublime paesaggio della piana si presenta in molteplici ed intriganti sfaccettature.

Lo spettacolo di colori del periodo della fioritura dei piani di Castelluccio di Norcia è difficilmente descrivibile. Le foto rendono solo parzialmente giustizia alla realtà. La fioritura di Castelluccio è oramai un evento famoso, ma non tutti riescono a goderne il tripudio di colori. Purtroppo, chi può visitare il posto fermandosi solo una giornata, non sempre ha la fortuna di vedere ciò che può offrire il paesaggio.

Davanti agli occhi si apre un inaspettato prato pianeggiante ampio circa 6 chilometri, solcato da un piccolo torrente che termina in un inghiottitoio ancora inesplorato; il Fosso Mergani. Il comprensorio, racchiuso tra le montagne, ha al centro il paese di Castelluccio di Norcia. La vista Cima del Redentore ha dell’incredibile, non si crede ai propri occhi come possa esistere una così vasta e originale pianura tra gli irti monti circostanti. La pianura è percorsa da venti non molto forti e si presenta luogo ideale per il parapendio: appassionati da tutta Europa si danno appuntamento ogni anno sulle dolci colline del Piano Grande per provare l’emozione di un “volo d’aquila” sui multicolori campi coltivati. Famosa è la produzione di legumi, colture povere come la famosa “Lenticchia di Castelluccio”, leguminose etc. Il versante est del Vettore presenta un aspetto dolomitico: alte pareti, canali, torrioni di roccia caratterizzano il versante aspro, severo e poco conosciuto.


Importante è ricordare che d’inverno i Monti Sibillini si trasformano in piccole Alpi, ambienti severi, isolamento e panorami completamente trasformati dalla neve fanno di tali monti il paradiso dell’alpinismo invernale e dello sci alpinismo, con centinaia di percorsi ed entusiasmanti salite e discese in canali per tutte le difficoltà.
Termina così il nostro viaggio immaginario in volo sopra ai Monti Sibillini, la curiosità che senz’altro è nata dopo questo “volo” merita sicuramente un approfondimento “sul campo”; è giunto il momento di visitare i Monti Sibillini.
Merita un ultimo cenno la Flora e la Fauna che si può osservare nei Monti Sibillini. La flora delle cime più alte è tipicamente alpina, si ritrovano infatti specie artiche e endemismi appenninici quali la stella alpina dell’Appennino, salici nani, vari tipi di sassifraghe, viole, anemoni, gigli, genziane ecc.
Ancora più particolare è la fauna basti pensare ai famosi crostacei unici al mondo che popolano i due laghi dei Monti Sibillini oltre a mammiferi quali il lupo, cinghiale, capriolo, gatto selvatico e la recente introduzione del camoscio d’Abruzzo che quest’anno si è addirittura riprodotto. Tra gli uccelli ritroviamo l’aquila reale, vari falchi, la coturnice, i gracchi (denominati anche “Ciarle”), il picchio muraiolo, il fringuello alpino e tra i rettili la Vipera dell’Orsini e la Vipera aspis.

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Superficie: circa 70.000 ettari

Regioni: Marche e Umbria

Province: Ascoli Piceno, Fermo, Macerata, Perugia
 
Comuni:

 

Acquacanina
Amandola
Arquata del tronto
Bolognola
Castelsantangelo sul Nera
Cessapalombo
Fiastra
Fiordimonte
Montefortino
Montegallo
Montemonaco
Norcia
Pievebovigliana
Pievetorina
Preci
San Ginesio
Ussita
Visso

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Residenti: 13.200

Anno di istituzione: 1993

Gestore: Parco Nazionale dei Monti Sibillini

 

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Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Largo G.B. Gaola Antinori 1 - 62039 - Visso (MC)
tel 0737 972711 - fax 0737 972707
informazioni@sibillini.net
 




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